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19/08/2009

La retorica e la guerra

Danilo Zolo

Domani circa 15 milioni di elettori saranno chiamati alle urne in Afghanistan per eleggere un nuovo presidente. Anche in questa occasione i cittadini afghani voteranno, come avvenne nell'ottobre 2004, in una situazione di estrema precarietà politica e sociale. Lo dimostra tragicamente l'escalation di violenza che in queste ore insanguina l'intero paese. Che sia l'attuale presidente Hamid Karzai a vincere le elezioni, come è probabile, o che le vinca uno dei due principali sfidanti - l'ex ministro degli esteri Abdullah Abdullah o l'ex ministro delle finanze Ashraf Ghani - la situazione non cambierà e forse si aggraverà ulteriormente.
Ciò che oggi conta in Afghanistan è la violenza delle armi di distruzione di massa usate dagli aggressori, è la vasta e ostinata risposta all'occupazione straniera degli insurgent, dei ribelli che secondo la Bbc controllano il 70% del paese. Ciò che soprattutto conta è la volontà degli Stati Uniti e del loro presidente Barack Obama di vincere in Afghanistan la guerra contro il global terrorism. È l'idea, condivisa dalla missione Isaf-Nato illegittimamente operante in Afghanistan, di cancellare i terroristi - magari non chiamandoli più così - dalla faccia della terra con una strategia altrettanto terroristica: l'imponente operazione militare «Colpo di spada», che sta impegnando persino 4.000 marines nel profondo sud-ovest dell'Afghanistan con l'obiettivo di annientare il movimento talebano.
L'operazione, che ha aggiunto altre migliaia di soldati statunitensi ai 60 mila già presenti nel territorio afghano, è stata decisa e realizzata con eccezionale tempestività dal nuovo presidente Barack Obama. La sua linea di politica estera rischia ormai in Afghanistan di non allontanarsi da quella del suo predecessore George Bush, soprattutto quando rivendica l'intervento come «guerra di necessità». Nonostante il suo realismo nel capire che non c'è nessuna vittoria ma una guerra «lunga e difficile», il nuovo stile comunicativo e le molte speranze che la sua apertura al mondo islamico ha suscitato, resta il fatto che Barack Obama si dichiara purtroppo convinto che sarà la forza delle armi a riportare la pace in Afghanistan.
In questo contesto è dunque ragionevole ritenere che la competizione elettorale del 20 agosto finirà per essere poco più che una farsa, nonostante la retorica procedurale imposta dalle potenze occidentali che occupano il paese: una retorica imposta non solo dagli Stati Uniti ma anche dai loro alleati europei della missione Isaf-Nato, a cominciare dal governo italiano, dal suo screditato presidente e dai suoi ministri Frattini e La Russa.
È la retorica della conversione violenta alla democrazia e al rispetto dei diritti umani di un popolo devastato dalla povertà, dalla siccità, dall'analfabetismo, dalla discriminazione di genere - pensate alla disillusione delle donne afghane di fronte alla decisione di Karzai di accreditare il diritto alla violenza contro le donne da parte degli sciiti, solo per averne il voto! - dalle malattie epidemiche e, soprattutto, da decenni di guerre di aggressione che sinora hanno fatto oltre due milioni di morti e continuano a farne anche grazie ai milioni di mine antiuomo sparse sul terreno dagli aggressori.
È la retorica che ha coinvolto persino un internazionalista autorevole come Antonio Cassese - si veda il suo intervento su la Repubblica del 17 agosto - ad elogiare il bellicismo del ministro La Russa. Cassese si è spinto sino ad esaltare la partecipazione delle truppe italiane - oltre 3mila soldati - alla guerra di aggressione in Afghanistan, a irridere l'«imbelle pacifismo» di chi, contro La Russa, si richiama all'art. 11 della Costituzione italiana, a presentare come del tutto legittima la missione militare Isaf-Nato che in realtà il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha mai autorizzato ad usare le armi.
Come è tristemente noto, quella che nel 2001 era stata presentata come una «missione di pace» a sostegno del popolo afghano si è rapidamente trasformata in una vera e propria aggressione militare a fianco delle truppe angloamericane. Di recente sono state scoperte le fosse comuni scavate nelle aride distese dell'Afghanistan meridionale, dove i cadaveri di migliaia di taleban sono stati ammassati sotto gli occhi della Cia. E le milizie occupanti della coalizione militare occidentale continuano a fare strage quotidiana di civili innocenti - circa duemila vittime solo nel corso del 2008 - bombardando soprattutto le regioni del sud-est dell'Afghanistan. La conseguenza è che, al nord come al sud del paese, l'uccisione, il ferimento, la mutilazione dei corpi, la strage di minorenni, sono in costante aumento, come sanno i medici e i chirurghi di Emergency. La guerra umanitaria si rivela per quello che è: l'assoluto disprezzo terroristico del diritto alla vita. Dulce bellum inexpertis («è dolce la guerra agli inesperti»,), ha scritto Erasmo da Rotterdam. A quanto pare vale anche per i giuristi di fama internazionale.
Il Manifesto - 19.08.09

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